Ancora una volta, avendo saputo che la commissione agricoltura dell’Assemblea Regionale terrà una riunione a Trapani, intendo esternare, in quanto modesto conoscitore del settore, le mie riflessioni sugli attuali gravi problemi che la travagliano.
L’agricoltura è stata e continua ad essere per la provincia di Trapani il settore trainante dell’economia, ma è stata quasi sempre trascurata dalle autorità e tormentata da molti problemi contingenti e strutturali.
A parte i danni annuali causati da gelate, siccità, sciroccate, etc, spesso le leggi regionali, nazionali e comunitarie sono lacunose o penalizzanti per la Sicilia.
Un manifesto della Coldiretti dice: “Centesimi nei campi, euro nei negozi”.
Da uno studio dell’ISMEA risulta che dal 95 ad oggi i costo generali di produzione sono aumentati intorno al 500%, mentre i prezzi di vendita dei prodotti ai commercianti sono rimasti pressocchè invariati.
Il caro vita non dipende dai produttori, ma dai passaggi della filiera che occorre ridurre per evitare ulteriori speculazioni e dalla politica dei grandi gruppi che favoriscono i prodotti extracomunitari.
In sostanza lungo la filiera i prezzi dei prodotti agricoli aumentano dal 300 al 500%. Il tutto a danno dei consumatori, ma soprattutto degli agricoltori che con il risicato margine di ricavo non riescono a far fronte alle spese derivante dalla coltivazione.
Un es. per tutti è il prezzo del grano che peraltro nessuno vuole comprare: circa 220 £ al Kg, mentre il prezzo del pane è di £ 3.000 al Kg.
Tuttavia ritengo che a tutt’oggi sia i politici che gli organismi professionali non hanno piena consapevolezza dello stato di crisi che il settore attraversa ed i problemi si trascinano di riunione in riunione senza riuscire a concentrare gli sforzi di tutti su obiettivi significativi e apprezzabili.
Quasi sempre si propongono pannicelli caldi che nei migliori casi arrivano dopo molti anni, mentre i problemi di fondo incancreniscono sempre più.

Sono condivisibili tutte le proposte fatte dai Sindaci nella riunione dell’Osservatorio del 28 dicembre 2004 dove sono state evidenziate:
“Le  Amministrazioni locali, ritengono necessario avviare un percorso comune per contenere l’esasperazione dello stato di crisi che porterebbe gli agricoltori ad avviarsi verso forme diverse di lotta” .  Sono altresì condivisibili tutte le proposte che riguardano: “ La necessità di avviare politiche adeguate  per un processo di ristrutturazione  e di sviluppo ……” .
Infine nel documento viene chiesto con concretezza: “  in prima istanza, che per il settore vitivinicolo venga dichiarato lo stato di crisi del mercato, attivando tutte le procedure di cui agli artt. 5 e 6 del D.L. n. 102 del 29/6/2004 tramite la delimitazione dell’area vitivinicola fortemente danneggiata da vari eventi dannosi usufruendo della deroga di trenta giorni oltre i sessanta già trascorsi dall’ultima vendemmia”.
Preme sottolineare a questo punto alla  S.V. che:

‘, ‘La siccità del 2002 ha prodotto danni così come dalle richieste effettuate all’ I.P.A. di Trapani dalle aziende agricole della Provincia per circa 40 miliardi delle vecchie lire.
Ad oggi sono state pagate solo 400 milioni delle vecchie lire.

Nell’annata  agraria 2003/2004, nella provincia di Trapani, le abbondanti piogge hanno  causato gravissimi danni:
a carico dei cereali e soprattutto del grano duro si è avuta una diminuzione della quantità di  oltre il 60% e la qualità ha lasciato a desiderare per il  basso peso specifico e la  bianconatura eccessiva. In molti casi il prodotto  non è commerciabile.
La viticoltura provinciale è stata interessata da attacchi di peronospora massicci ( molti appezzamenti non hanno prodotto  un chilo di uva) .
I prezzi delle uve nelle ultime tre annate agrarie hanno subito un calo dei prezzi significativo, forse superiore al 30 per cento.
A fronte di ciò nella Finanziaria del 2004 il solo provvedimento preso è stato la proroga delle cambiali agrarie fino al 31 dicembre 2005.
Nella riunione del 28 dicembre 2005 è stato dichiarato dai Sindacati e dall’I.P.A. di Trapani che la dichiarazione dello stato di crisi  del settore viticolo passa attraverso i dati ISMEA.
Al contrario per la dichiarazione dello  stato di crisi dell’uva della Puglia e dell’ortofrutta della Puglia e della Sicilia hanno lavorato i rispettivi Ispettorati  Agrari e le Prefetture.
La Provincia di Trapani quindi:
– Ottiene quasi nulla nella ripartizione delle somme vedi fondi siccità 2002;
– Non si sforza di attivare le procedure per la dichiarazione dello stato di crisi.
– Come sarà possibile programmare il futuro non riuscendo a dare un minimo di
certezza a risposte che dovrebbero essere di ordinaria amministrazione? Già quest’anno diversi agricoltori non hanno voluto effettuare la semina del grano in quanto l’eventuale ricavo non copre le spese.
I prezzi crescono e le famiglie non arrivano a fine mese per cui comprano meno.
Su un euro speso dalla massaia, 0,48 vanno al commerciante, 0,30 a chi confeziona e trasporta e soltanto 0,22 all’agricoltore. Non bastano neppure per sostenere le spese di produzione.
La crisi strozza le imprese agricole, dovuta in parte agli accordi del nostro governo con i paesi emergenti in Asia e Nord Africa.
In Italia arrivano e si commercializzano nelle grandi catene prodotti di cui spesso si sconoscono i criteri produttivi: formaggi e vino dal Giappone, pomodori, arance e mandarini dalla Cina, dall’Argentina, dal Venezuela e dal Marocco, uva dal Cile e dall’Africa, mele dalla repubblica Ceca e dalla Cina, patate dalla Polonia, olive e olio dalla Tunisia, dall’Algeria, dal Libano e dal Marocco, nocciole dalla Turchia, latte dalla Polonia, dalla Slovenia e dalla Svezia, etc.
Ai grossi problemi del comparto si aggiunge quello delle imitazioni.
L’agropirateria, sottolinea la C.I.A., rappresenta una vera e propria piaga che sottrae ogni anno al solo agroalimentare italiano circa 2 miliardi di euro. Ora l’UE pensa a misure drastiche per arginare il fenomeno dilagante e frenare gli scippi extra nazionali.
Il mercato agro-alimentare italiano è diventato terra di conquista, mentre i nostri produttori fanno i conti con prezzi stracciati e redditi dimezzati.
Sig. Sindaco, i politici trapanesi  debbono essere sollecitati a portare avanti un progetto comune in ogni sede idonea per fare uscire l’agricoltura della provincia dallo stato di crisi che l’attraversa e prima che l’ordine pubblico nelle campagne può essere  messo in discussione da forme di violenza.

Trapani, lì  27 gennaio 2005
Cordialmente
Giuseppe Pellegrino

Destinatari
Sig. Sindaco del comune di Trapani (Avv. Girolamo Fazio, nella qualità  di Presidente dell’Osservatorio provinciale dei Sindaci  sui problemi dell’Agricoltura)

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